Nella settimana scorsa diverse aziende del settore call center che operano in Calabria hanno comunicato alle organizzazioni sindacali forti preoccupazioni circa gli impatti occupazionali derivanti dalle ultime scelte di Tim in relazione alla pianificazione dei volumi.
Le prime comunicazioni commerciali di TIM prevedevano tagli lineari ai volumi in inbound, tra il 30 ed il 35%, già dal mese di giugno, questo avrebbe causato il mancato rinnovo di centinaia di lavoratori con forme di contratto precario (tempo determinato e lavoratori in somministrazione). Queste “comunicazioni calabresi” hanno fatto da subito il paio con quanto denunciato in altri territori impattati da aziende quali Almaviva e Comdata, che stanno vivendo fibrillazioni da settimane per questioni occupazionali derivanti dalle scelte commerciali e finanziarie di Tim.

In queste ultimissime ore, invece, diverse aziende che operano nel settore dei call center in outbound, stanno comunicando centinaia di cessazione dei contratti co.co.co. in scadenza il prossimo 31.05, preannunciandone altrettanto alla prossima scadenza di fine Giugno, per quel che concerne gli addetti sulle attività di TIM.

In buona sostanza in un’ottica di esclusivo risparmio per le proprie casse, TIM dopo aver annunciato la cassa integrazione per il proprio personale per un risparmio di 150 milioni di euro complessivo, annuncia un taglio di attività nel settore del customer per un abbattimento dei costi di circa 50 milioni di euro.

Tra i 29mila dipendenti diretti del gruppo Tim ed i circa 15mila operanti nelle aziende outsourcer, sia di rete che di customer, saranno in moltissimi a vivere momenti di fibrillazione intensa tra riduzione del proprio salario e perdita del posto di lavoro.
Nella sola Calabria tra addetti diretti del gruppo Tim e dipendenti di aziende che lavorano in appalto per le attività di Tim si contano oltre 5mila unità.

Questo scenario preoccupa fortemente, perché se la più grande azienda del settore delle telecomunicazioni continua a perpetrare scelte scellerate, prive di un senso industriale e commerciale, mirando esclusivamente a tagli lineari dei costi senza valutare le conseguenza sociali, per la perdita di posti di lavoro, ma anche commerciali per la perdita di clienti, quanto tempo ci metterà ad implodere tutto il settore?

Tim da anni vive una crisi di assetti societari, manca di una guida stabile e duratura che possa ideare, ma soprattutto realizzare un piano industriale che riporti questa azienda ad essere protagonista della rivoluzione digitale italiana.
Tagli al personale, politiche spietate nella gestione degli appalti, curare gli interessi solo degli azionisti, non sono la risposta che ci si attende da una azienda che dovrebbe essere leader e fautore della digitalizzazione traguardando il sistema paese nell’era del “Big Data”.

Non si può restare a guardare inermi mentre mettono in ginocchio una delle più grandi aziende del paese con ripercussioni forti sul paese stesso, nel totale disinteresse delle istituzioni e della politica.

È maturo il tempo per una forte mobilitazione del settore delle telecomunicazioni che coinvolga lavoratrici e lavoratori dell’intero comparto, dalle committenti agli outsourcer sia del customer che della rete.

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