SLC-CGIL prosegue la sua azione a difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di TIM.
Nella fattispecie questa volta ci riferiamo alla modalità di sottoscrizione degli accordi su Lavoro agile e
Telelavoro, del 20 luglio 2017. Al riguardo si ricorda che quei testi riportano quali firmatari le Segreterie
nazionali di Fistel-CISL Uilcom-UIL UGL Tlc ed il Coordinamento nazionale RSU nonostante non sia stato
condiviso e firmato dalla maggior parte dei suoi componenti. Mentre, aldilà della opinabilità, è legittima la
firma delle Segreterie nazionali Fistel-CISL Uilcom-UIL Ugl Tlc, nel caso del Coordinamento,essendo lo stesso
un organismo collegiale, esso può esprimersi solo a maggioranza dei suoi membri, in assenza della qual
condizione, gli accordi non possono intendersi validi per tutti i dipendenti ai sensi del Testo unico sulla
rappresentanza e del Protocollo delle relazioni industriali.
In data 6 ottobre 2017 abbiamo già diffidato l’Azienda dal rimuovere la firma del Coordinamento
nazionale RSU e non avendo ottenuto, ad oggi, alcuna risposta i componenti del Coordinamento nazionale
RSU in quota Slc-Cgil hanno deciso di rivolgersi con un interpello al Garante per la Protezione dei dati
personali.
Analogamente è stato presentato interpello al Garante della privacy sulla applicazione aziendale
dell’autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del Lavoro alla geolocalizzazione dello smartphone di
servizio dei tecnici OA .
Ricordiamo a tutti che, stante l’assenza di accordo sindacale, l’INL (Ispettorato nazionale del lavoro),
pure rilevato che lo strumento integrato dal software aziendale “potrebbe consentire anche un controllo a
distanza”, ha autorizzato in data 28 settembre 2017 l’impiego di tale strumento nel rispetto del d.lgs. 196/03
con conservazione “dei dati per un periodo non superiore al tempo strettamente necessario agli scopi per i
quali essi sono stati raccolti”.
Altri trattamenti dei dati possono determinare una profilatura, in tal caso vietata dalla legge, atteso
che vengono acquisiti, conservati e trattati per “il funzionamento di sistemi di incentivazione economica”
neppure comunicati all’Ispettorato.
L’informativa ai lavoratori, fornita da TIM, appare altresì avere aspetti lacunosi dalla quale traspare il
rischio di un trattamento implicante anche un controllo diretto ed invasivo nelle attività lavorative oltre ad
una conservazione dei dati dei singoli lavoratori (prevista per 6 mesi) sproporzionata nonché di un
potenziale illegittimo utilizzo dei dati acquisiti per “tutti i fini” e l’accesso e diffusione dei dati risulta esteso
anche a soggetti non autorizzati.
Auspicando il buon esito dei ricorsi depositati da Slc-Cgil, evidenziamo che ne va la tutela dei diritti
di democrazia sindacale e dei lavoratori di tutti, nessuno escluso.

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